Recentemente il dottor Silvio Viale, Presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale, ha approfittato della presenza del ministro Balduzzi alla Festa del PD di Torino per consegnare una scatola di RU486 e per rivolgergli un appello: «Da un ministro tecnico mi aspetto un atteggiamento scientifico e oggettivo, non condizionato da pregiudizi ideologici. La RU486 rende più sicuri ed efficaci tutti i tipi di interventi abortivi»[1].

Ora, posto che per chiunque abbia a cuore la vita umana non sussiste alcuna differenza tra aborto chirurgico e chimico, viene da chiedersi cosa intenda dire Viale quando afferma che la «RU486 rende più sicuri ed efficaci tutti i tipi di interventi abortivi». Per esempio: è davvero più “sicuro” un metodo abortivo che presenta un tasso di mortalità dieci volte superiore a quello chirurgico (Cfr. N Engl J Med 2005; 353:2317-8), che provoca dolori, nausea, debolezza e crampi quasi nel 94% dei casi (Cfr. Obstet Gynecol 2005;105(2):345-51) e che almeno una volta su due costringe le donne che vi ricorrono alla vista del feto abortito (Cfr. Br J Obstetr Gynaecol 1998;105(12): 1288-95)?

Oppure si può considerare “efficace” un metodo abortivo che presenta un tasso di fallimenti decisamente maggiore di quello chirurgico (Cfr. Am J Obstet Gynecol 1997; 176(2):431-7)? E ancora: è giusto favorire la diffusione di nuove procedure abortive sapendo che l’aborto – al di là del non trascurabile versante morale, o meglio immorale – è una procedura in seguito alla quale le donne presentano un tasso di mortalità triplo rispetto a quelle che partoriscono (Cfr. American Journal of Obstetrics & Gynecology 2004;190(2):422-7)?  Su un aspetto ha dunque ragione Viale: è giusto si parli di queste cose con «un atteggiamento scientifico e oggettivo». Sarebbe ora, più che altro.

[1] http://www.radicali.it/comunicati/20120909/festa-pd-viale-ru486-come-souvenir-da-torino-promemoria-ministro