Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, [1] Roberto Saviano – in compagnia di Umberto Veronesi, Vasco Rossi ed altri noti filantropi –  è recentemente tornato a caldeggiare un cambio di rotta in termini di legalizzazione delle droghe “leggere”. Che secondo lui procurerebbe tanti vantaggi, non ultimo quello del contrasto alla criminalità organizzata. Ora, per ribattere alle tesi pro-legalizzazione della marijuana in realtà basterebbe ricordare il caso dell’Olanda, dove lo scorso anno si sono verificati due fatti di grande importanza – una sentenza del Consiglio di Stato, che ha stabilito che per ragioni di sicurezza pubblica si può decidere di vietare la vendita di hashish agli stranieri [2], e la scelta di riconoscere l’«erba» come droga pesante [3]  – e dove, come registra l’ultimo report sul consumo di droghe Nazioni Unite, sono state varate (chissà come mai) misure più severe contro la produzione di cannabis [3].

Tuttavia Saviano, come abbiamo visto, per legittimare la legalizzazione delle droghe “leggere” si focalizza su un argomento più specifico, ossia quello del contrasto alla criminalità. Argomento forte, naturalmente: chi oserebbe mai negare questa priorità? Il punto però è un altro: depenalizzare gli stupefacenti è utile per la battaglia contro il crimine? Secondo Saviano, evidentemente, sì.

Non la pensò così, però, uno che lo scrittore partenopeo – e non solo lui – considera (giustamente) un gigante della lotta alla mafia e di cui in questi giorni si commemora il sacrificio: Paolo Borsellino. Il quale, in alcuni scritti ripubblicati lo scorso anno, esamina proprio la tesi esposta da Saviano; salvo poi bocciarla senz’appello. Il celebre giudice, infatti, considerando l’ipotesi che la liberalizzazione del «commercio di droga» potesse togliere «dalle mani di Cosa Nostra la ragione prima della sua attuale potenza», ritenne questa – cito testualmente – una «tesi semplicistica e peregrina», tipica di quanti hanno «fantasie sprovvedute» [4].

Ovviamente il giudice non mancò, nel resto del suo intervento, di motivare a dovere questo ragionamento, lui che Cosa nostra l’aveva vista da vicino e per combatterla ci ha rimesso la pelle. A questo punto siamo liberi di scegliere tra due ipotesi: Saviano conosce la criminalità organizzata e i metodi per contrastarla meglio di Borsellino, oppure ha torto marcio, mentre il celebre giudice, anche in questo, l’aveva vista lunga. A voi l’ardua sentenza, cari  lettori. Per quel che vale, ho già fatto la mia scelta. Senza la minima titubanza.

[1]https://giulianoguzzo.wordpress.com/2012/07/07/droghe-leggere-pesante-gaffe-di-saviano/; [2] Cfr. Zatterin M., L’Olanda ripudia i coffee shop, “La Stampa”, 27/7/2011, p. 19; [3] Cfr. L’Olanda pensiona il «mito» della canna: «La marijuana è come le droghe pesanti», “Il Giornale”, 27/10/2011, p. 17; Cfr. http://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/WDR2012/WDR_2012_web_small.pdf: p. 57;  [4] Borsellino P. Droga libera o uomini liberi?, in Idem, Oltre il muro dell’omertà. Scritti su verità, giustizia e impegno civile, Rcs, Milano 2011, p. 96.