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Adesso che sulla tragica fine di Aurora Livoli non c’è più alcun mistero – il sospettato, Emilio Gabriel Valdez Velazco, ha confessato con dovizia di particolari e si sono celebrati i funerali della giovane -, non si può fare a meno di notare come questa vicenda, che pure ha avuto indubbia risonanza mediatica, proprio a livello mediatico sia stata anomala. Chiunque abbia seguito gli sviluppi del caso in questi giorni, infatti, avrà senz’altro notato la singolare cautela con cui i giornalisti hanno impiegato il termine «femminicidio». Poche, prudentissime volte.

Larga parte dell’attenzione si è concentrata sui precedenti del killer e sui ben due decreti di espulsione a suo carico mai eseguiti. Il che è comprensibile. La parola «femminicidio», intanto, è rimasta un po’ sullo sfondo. Del tutto non pervenuti, invece, i dibattiti sul patriarcato, che peraltro forse in questa storia più di altre avrebbero avuto ragion d’essere, se non altro vista l’abissale differenza anagrafica tra la vittima e il suo carnefice: 19 anni lei, poco più che maggiorenne, 57 lui, età comunque assai matura.

Eppure niente, di patriarcato non si è praticamente parlato e, va da sé, neppure dell’urgenza dell’educazione sessuale. Un caso? Forse. Sta di fatto che gli elementi che hanno contraddistinto la narrazione di questo delitto, come dire, non sono nuovi. Si sono presentati già in altri casi di cronaca nera pure contraddistinti da inaudita violenza: dall’omicidio di Iris Setti – massacrata e presa perfino a morsi dal suo killer – a Pamela Mastropietro, smembrata e chiusa poi in una valigia da chi l’ha uccisa. Di qui un dubbio: come mai?

Per quale motivo una certa orchestra anche politica – che sui «femminicidi», sul patriarcato e sulla necessità di curare «la mascolinità tossica» è sempre in prima linea -, in casi come questi e in quello di Aurora Livoli si è fatta cogliere impreparata? Lecito chiederselo. Così come è lecito avanzare un’ipotesi, e cioè che tutte le volte che un fatto di cronaca non torna utile alla propaganda che demonizza il maschio bianco etero, e magari pure presumibilmente conservatore, ecco, suona meno interessante. La legge sarà pure uguale per tutti, ma non tutti i «femminicidi» lo sono.

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