Tag

Ogni metropoli, ogni città, perfino ogni paese ha un suo lato oscuro. È normale sia così: come i singoli individui e le famiglie, anche le comunità hanno il loro dark side, le loro storie tormentate se non maledette. Ci sono però posti e luoghi che, a maggior ragione per la loro affermata fama turistica, ci aspetterebbe del tutto solari e pacifici, alieni da ogni anche minima ombra. Trento, per esempio, viene da immaginarsela del tutto estranea a segreti, strane leggende e delitti. Peccato che così non sia. Il libro che ho scritto insieme al caro amico Lorenzo Fellin – appena uscito ed intitolato, appunto, I Misteri di Trento. Leggende, delitti, enigmi (Ed. Reverdito) – è infatti lì a dimostrare, attraverso racconti dimenticati e pieni di coincidenze e circostanze mai del tutto chiarite, come anche questo piccolo angolo tra le Alpi abbia il suo lato oscuro.

Un lato oscuro insospettabile e forse, per questo, ancora più inquietante. Un lato oscuro credo almeno in parte raccolto sulle pagine di questo libro, tra le quali trovate: un palazzo che odora di zolfo e un confessionale con un codice segreto; un bambino perduto; morti e miracoli durante il Concilio; uno gnomo che offre da bere e un quartiere che non c’è più. E ancora: un quadro stregato, il giovane Mussolini, una rivoluzione improvvisa e le orme di un killer inafferrabile che, forse, ancora oggi passeggia libero in città, chi può dirlo. A proposito di segreti, ve ne svelo uno piccolo ma legato a questo libro: all’inizio non ero convintissimo di scriverlo.

E se ho cambiato idea il merito è tutto di Lorenzo Fellin che, con I Misteri di Trento, mi ha spinto – reduce com’ero da saggi di bioetica e sociologia – a rimettermi in gioco e, in un certo senso, a ricominciare da capo. Ne è valsa la pena? Potrete essere solo voi a dirlo, cari e fedeli Amici e lettori. Una piccola anticipazione però sono già lieto di condividerla e riguarda la prima presentazione che abbiamo fatto del libro, lunedì scorso. Federico Oselini, giornalista de Il Dolomiti, presentando il testo ha spiegato – intendendolo come un apprezzamento – che leggendo le nostre pagine gli è venuta voglia di farsi due passi in centro. Non appena l’ha detto, mi si è accesa una lampadina ed ho capito che ha colto nel segno.

Sì, perché in un certo senso almeno per me (ma penso sia così anche per Lorenzo) questo libro, ancor prima che ci pensassi, era già nato nella mia mente così: passeggiando di sera, spesso sul tardi, per il centro storico di Trento. Un po’ perché ci abito, un po’ perché il vero fascino di questa città emerge solo di notte. Intendo quando c’è assoluto silenzio e Trento – immergendosi in un’atmosfera surreale, ormai impossibile da sperimentare in grandi città come Roma o Milano – rivela il suo fascino nascosto; un fascino fatto di vie e piazze vuote, piccole ma bellissime; di poche finestre illuminate dalle quali qualcuno guarda, qualcuno sa; di gente che se ne torna a casa e di vecchie storie che ancora fuoriescono dalle fessure delle porte. Basta saper ascoltare e lasciarsi attraversare da quel clima sospeso che, di notte, aleggia in città. Come un compagno di viaggio. Come un’ombra. Come qualcuno che non parla ma, da come ti guarda, capisci che ha ogni risposta.   

BUONA LETTURA!