Colpisce ma non sorprende scoprire, secondo quando emerso da un recente studio, come infermieri ed ostetrici abortisti diano segni di «stanchezza cronica, irritabilità, paura di andare a lavorare, disturbi fisici e mancanza di gioia di vivere» («Nursing Ethics» 2013;doi:10.1177/0969733012463723): provateci voi, a vedere cosa si prova a dover «toccare il feto abortito per verificare che sia davvero morto». Faccia a faccia con un fratello fatto a pezzi con tue stesse mani: un incontro con Freddy Krueger, a confronto, sarebbe pura allegria.
Proprio nessuna sorpresa, dunque, per l’esito di questo pur interessante studio. Stupisce molto di più – almeno a me – registrare come il mondo vada avanti nonostante tutto; come ci si possa quotidianamente dimenticare che, solo in Italia, oltre 300 donne al giorno perdono per sempre un figlio che non riavranno più indietro, che nessuno potrà più riavere indietro: bambini eliminati, buttati, persi per sempre, appunto. Come la pietà di chi, di fronte all’aborto, volge lo sguardo altrove. Medici, per favore: dopo aver verificato che i feti abortiti siano davvero morti, controllate che gli abortisti siano davvero vivi.
