A grande richiesta, e non senza un pizzico d’imbarazzo, mi accingo a fornire agli amici che mi hanno fatto compagnia a cena – e a coloro che, si spera, me ne faranno – le ragioni per cui amo mangiare la pizza in modo circolare, ossia mangiando prima la crosta e poi procedendo con affettamenti concentrici fino al sospirato, rotondo boccone finale. Una tecnica, se così posso dire, che a cene alterne mi ha procurato (e mi procura) occhiate di stupore e sguardi di compassione, e che penso sia arrivato il momento di giustificare.

La prima ragione per cui inizio dalla crosta – sarò banale – è l’appetito. Un appetito di solito difficile da governare e che credo sia giusto “sfogare” con la parte della pizza meno gustosa. La crosta come rimedio alla fame più incontrollata, dunque. Senza contare che questa parte della pizza – come gli intenditori potranno confermare – non è affatto secondaria dal momento che dice molto, per esempio, della qualità della pasta, della cottura del piatto e della perizia del cuoco. Una crosta non mangiabile, per dire, rappresenta un utile campanello d’allarme per il prosieguo della cena.

Un secondo motivo per cui è saggio iniziare dalla crosta è che questo consente a papille gustative già allenate (dalla crosta e dalle parti esterne) di gustarsi il meglio alla fine: dulcis in fundo. Senza fretta, naturalmente, ma con la certezza – tipica di chi ha molto appetito – di finire e di approdare preparati al gran finale. Gran finale che deve essere conquistato – così mi ostino a credere, almeno – partendo proprio dal punto più impegnativo e, non a caso, da molti evitato. Ma se uno salta le difficoltà – nella pizza come nella vita – in fondo può pure arrivarci, ma difficilmente avrà imparato qualcosa. Mentre iniziare dalla crosta qualcosa di utile insegna (o ricorda) sempre.

Una terza ragione – questa volta più filosofica – per iniziare dalla crosta è che, come ricordavo poc’anzi, è solitamente la parte più trascurata. E ritengo sia poco corretto, specie in tempi di diritti per tutti, discriminare o addirittura dimenticare la croccante corona di una Margherita o di una Quattro Stagioni. Inoltre snobbare la crosta sarebbe, credo, poco evangelico. Infatti, moltiplicati i pani e i pesci, Gesù non chiese forse, alla fine, di raccogliere «i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto» (Gv. 6, 13)? E allora, se quel «nulla vada perduto» vale per i pani, non vedo perché non debba valere anche per quelle croste solitamente scartate – per stare sull’evangelico – come superflua «testata d’angolo» (Mt. 21, 42) e invece, a loro modo, importanti.

Una quarta ed ultima ragione per cui, iniziando dalla crosta, procedo con tagli concentrici, è che trovo qualcosa di istruttivo e di dantesco nella prolungata salvaguardia, per quanto possibile, della forma circolare. Una scelta che se, da un lato, indubbiamente mi allunga il pasto, d’altro lato mi preserva dalla tentazione di mangiare in apnea e di abbuffarsi – come talvolta alcuni fanno – con la furia di chi, da un momento all’altro, teme il sequestro del proprio piatto. Nella speranza d’aver chiarito a sufficienza le ragioni del mio “stile”, non mi resta che augurarmi di incontrarvi presto a cena, cari amici. Perché eccellente o ordinaria che sia la pizza, come tutte le cose buone davvero della vita, ha senso solo in un caso: quando è condivisa.