Quella del Governo Monti, che nasceva giusto un anno fa, è senza dubbio una storia interessante. Ma è soprattutto – anche se può sembrare strano – una storia già scritta. Una storia già scritta nei tempi, nei programmi e perfino nelle dichiarazioni. Non ci credete? Ecco qualche assaggio: «Basta con i sorrisi. Adesso è l’ora dei sacrifici», ammonisce Mario Monti. Solo che il professore queste parole le disse molto prima di diventare premier, vale a dire nel lontano 1994 [1]. Il che lascia supporre che la rigorosa agenda Monti, almeno nello spirito, sia nata molto, molto prima di quanto si creda. Altri esempi? «Ora acceleriamo, più coraggio sui tagli»; altra affermazione di grandissima attualità, altra affermazione datata: 1995 [2]. Non basta? «L’Italia può farcela, basta con le parole nocive», sempre 1995 [3], eppure sembra di sentire il Mario Monti di oggi, quando ostenta fiducia e se la prende con la demagogia. Ed ancora: «L’ Italia deve concentrare i tagli sulla spesa corrente: stipendi del pubblico impiego, pensioni, assistenza, sussidi alle imprese»: sempre parole attualissime, sempre parole vecchie, questa volta del 1997 [4].
Mente sapendo di mentire, dunque, chi ritiene che il professor Monti abbia la fissazione del rigore: semplicemente – a torto o a ragione, non sta a noi stabilirlo – l’ha sempre avuta. E’ un fatto. Esattamente com’è un fatto che il governo Monti, quello nato un anno fa, fosse nell’aria molti mesi prima non solo rispetto alla propria formazione, ma perfino alla cosiddetta “emergenza spread”, che sarebbe iniziata sul finire dell’estate 2011 per poi, come sappiamo, divampare in autunno. I bene informati sapevano che quel governo in un modo o nell’altro sarebbe dovuto nascere. E lo sapevano da molto tempo. Romano Prodi, per esempio, lo aveva in mente ben prima che lo spread prendesse a ballare in alto. E lo confidava apertamente, come dimostrano alcune sue dichiarazioni del maggio 2011, quando la crisi del governo Berlusconi altro non era che un auspicio dell’opposizione: «“Serve un ricambio” ripete […] osservando […] Mario Monti» [5].
Più impressionante ancora è il retroscena riferito dal giornalista Fabio Martini, pubblicato sull’autorevole quotidiano La Stampa, nel quale si riferiva di «un incontro di cui nulla si è saputo, riservato a pochi e selezionatissimi invitati» tenutosi il 18 luglio al Ca’de Sass, storico palazzo della finanza milanese al quale – oltre a Carlo De Benedetti (uno a caso), Giovanni Bazoli (un superbanchiere) e Corrado Passera (un futuro ministro) – parteciparono anche Monti e Prodi. Interessantissimo il colloquio fra quest’ultimo e il futuro premier: «Poco prima che il convegno avesse inizio in un angolo si erano appartati Prodi e Monti. Il primo dice al secondo: “Caro Mario, secondo me Berlusconi non se ne va neppure se lo spingono, ma certo se le cose volgessero al peggio, credo che per te sarebbe difficile tirarti indietro”. Monti resta colpito – sottolinea Martini – conosce bene Prodi, sa che il professore non è tipo da sprecare parole, soprattutto non è mai uscito dai giri che contano» [6].
Quanto poi alla voce – secondo qualcuno frutto di contorte congetture complottiste – secondo cui il professor Monti farebbe, nel suo ruolo, gli interessi di circoli internazionali, occorre fare una precisazione rispetto al fatto che il premier, se fosse davvero stato esterno ed estraneo a quegli ambienti, mai avrebbe dovuto ufficializzare il suo abbandono delle «cariche ricoperte», come riportato dal primo quotidiano d’Italia, «nella Trilateral, nel Bilderberg group e in Goldman Sachs» [7]. Il punto è che a tutt’oggi, e cioè nonostante quelle dimissioni, il premier sarebbe se non coordinato quantomeno in sorprendente sintonia con quei circoli. Lo ha affermato Carlo Secchi, responsabile italiano della Trilateral: «I principio di fondo […] sono ancora condivisi. Mario non li ha rinnegati: c’è continuità fra il Monti in Commissione Trilateral e il Monti a Palazzo Chigi. E’ un fatto positivo» [8].
Tornando a noi, abbiamo constatato come il Governo Monti, per molti versi, fosse una storia già scritta; nell’agenda, nella scelta dell’inquilino di Palazzo Chigi e perfino – e qui le coincidenze, in effetti, cominciano ad essere molte – nella sua genesi “presidenziale”. Lo ha riferito Geremicca, altro giornalista de La Stampa, che il 16 luglio 2011 scrisse di un «vero e proprio proliferare di velenosi sospetti attorno» al Quirinale. «”E’ chiaro, il presidente lavora ad un “governassimo”, si è cominciato a sussurrare tra Camera e Senato. E i soliti ben in formati hanno spiegato:”Vorrebbe perfino intervenire sulla scelta dei nuovi ministri”» [9]. Attenzione alle date: le voci su una presunta ingerenza quirinalizia nella composizione del nuovo Governo risalgono esattamente a metà luglio e pochi giorno dopo, tre per l’esattezza, si tiene a Ca’de Sass l’incontro fra Prodi, Monti, Passera, Bazoli e De Benedetti. Possibile che sia tutto e solamente un caso, una illusoria sovrapposizione di voci, date ed incontri?
A confermare la nascita irrituale di questo Governo, inoltre, c’è il singolarissimo attivismo del Presidente della Repubblica. Attivismo di cui, abbiamo visto, si vociferava già in piena estate e che si è poi verificato in forme superiori ad ogni aspettativa: «Non è un mistero che le cancellerie europee – talvolta in modo esuberante – prediligessero l’opzione Monti: per parte sua, secondo quanto risulta ufficialmente, il Presidente della Repubblica, tra il 10 e l’11 novembre, ha esteso le consultazioni a soggetti esterni all’ordinamento costituzionale e addirittura esteri (in particolare e nell’ordine al Presidente americano Obama – il quale, si legge nel comunicato quirinalizio, “ha voluto essere ragguagliato sugli sviluppi e le prospettive della situazione politica in Italia in relazione alle gravi tensioni tuttora in atto sui mercati finanziari” – al Presidente tedesco Wulff, il quale “ha quindi manifestato l’auspicio che gli sforzi in atto per dare soluzione alla crisi di Governo di fatto apertasi vadano a buon fine”, e al Presidente francese Sarkozy» [10].
A questo punto le domande, ovviamente, potrebbero essere molte, anche se una prevale su tutte: chi ha voluto davvero Mario Monti al Governo? Il Presidente Napolitano preoccupato dalla cosiddetta “emergenza spread”, i «pochi e selezionatissimi invitati» trovatosi al Ca’de Sass, i partecipanti alle riunioni della Trilateral oppure Obama, la Germania e la Francia? Difficile se non impossibile saperlo, anche perché la risposta più ragionevole sembra essere, a ben vedere, un insieme di queste ipotesi, che non necessariamente si escludono a vicenda, anzi. Quel che sembra certo e che ci premeva qui mettere in luce, comunque, è che il Governo guidato dall’ex rettore della Bocconi –curiosamente definito proprio da Silvio Berlusconi, anni fa, come «premier ideale» [11] – ha avuto un parto molto più complesso di quanto le fonti ufficiali oggi riportino e di quanto molti libri di storia, domani, riporteranno.
Note: [1] Cfr. «La Stampa», 1/4/1994, p. 2; [2] Cfr. «La Stampa», 21/3/1995, p. 7; [3] Cfr. «La Stampa», 23/9/1997, p. 3; [4] Cfr.«La Repubblica», 14/7/1997, p. 3; [5] «La Repubblica» 15/5/2011, p. 9; [6] «La Stampa», 24/7/2011, p.11. Non meraviglia, alla luce di queste parole, lo straordinario ottimismo di Romano Prodi nei confronti del Governo Monti fresco di composizione: «Abbiamo un bel governo. Prenda tutti i ministri, li scomponga uno a uno e li metta assieme: una bella squadra di bravi individui» Prodi R. intervistato in Pira M. Prodi, il governo guidato da Monti va bene. «ItaliaOggi», 18/11/2011, p. 9; [7] «Corriere della Sera», 25/11/2011, p. 5; [8] Secchi C. intervistato in Tecce C. “Monti è uno dei nostri, quando è stato nominato eravamo riuniti”. «il Fatto Quotidiano», 26/4/2012, p. 9; [9] Cfr. Geremicca F. E Napolitano insiste: adesso confronto aperto, «La Stampa», 16/7/2011, pp. 2-3; [10] Esposito M. Cause e sintomi di metamorfosi costituzionale nella formazione del governo Monti in AAVV. Alla ricerca del buongoverno. Percorsi costituzionali, Cedam 2012, p. 30; [11] «La Repubblica», 11/10/1997, p. 9
