E se oltre a quella contro le donne, ci fosse anche una violenza contro gli uomini ad opera proprio delle donne? Carlotta Zavattiero ne è convinta e nella sua recente e  coraggiosa inchiesta sulle sventure dei padri separati, “Poveri padri” (Ponte Alle Grazie 2012, pp. 286), dedica ampio spazio, fra le altre cose, ad una indagine condotta su un campione di 26.800 padri i cui esiti sono surreali e, oltre ai prevedibili «spintoni e strattonamenti», parlano di «lancio di oggetti, pugni, schiaffi, calci, morsi e graffi». Ma ciò che più colpisce è il fatto che la denuncia degli uomini in seguito a violenze subite avviene solo nel 5% dei casi più gravi. E questo per stare al lato fisico, perché poi c’è un versante psicologico ancora più devastante. Per gli uomini separati naturalmente, ma anche per i loro figli che – affidati nel 95% dei casi alla madre – corrono il non trascurabile rischio della parental alienation syndrome, disturbo che si verifica quando «un genitore, l’alienante, continuare a dare al bambino, ai figli, messaggi negativi sull’altro genitore, l’alienato: il bambino assorbe e si fa portavoce e interprete in prima persona del messaggio distorto di un genitore contro l’altro» (p. 43). Talvolta, insomma, anche le donne sono spietate. Eppure tutto questo oggi è dimenticato, sommerso, nascosto. Per rompere in modo convincente il silenzio editoriale su queste violenze – così gravi ed ignorate – ci voleva una donna; un motivo in più per leggere “Poveri padri” e ringraziare la sua autrice.