Leggono, leggono, studiano, almeno così dicono, ma proprio non ce la fanno. Non capiscono, a sinistra, che le Sardine che tanto osannano, per loro, non sono un’opportunità bensì un’insidia, perché portano un’area politica già in crisi d’identità totalmente fuori strada. Si prenda il cannabis tour che, in questi giorni, il movimento nato a Bologna sta portando nelle piazze italiane «contro il proibizionismo». Trattasi di una battaglia che, a pandemia ancora in corso, non si capisce bene chi potrà mai appassionare. Ma pure se il Covid non esistesse, attenzione, il tema resterebbe di difficile comprensione, se non involontariamente comico.

Proprio in anni in cui, infatti, c’è l’imbarazzo della scelta rispetto ai temi tipicamente sinistra – la disoccupazione galoppante, il precariato giovanile, lo sfruttamento dei rider, il caporalato, la sicurezza sul lavoro, il decoro dei quartieri popolari, la tassazione delle multinazionali -, Santori e soci che fanno? Scopiazzano le sceneggiate che Marco Pannella faceva una vita fa. E la sinistra? Applaude le Sardine, le quali non si battono per il fumo libero: sono fumo. È diverso. Per carità, non serviva la trovata pro cannabis per prender coscienza del vuoto di tale movimento, ma il fatto che la politica e i media progressisti ancora li seguano significa solo una cosa: loro sono messi ancora peggio. Ce ne vuole.

Giuliano Guzzo

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