Nel giorno in cui avrebbe compiuto 100 anni, Alberto Sordi viene oggi giustamente celebrato per l’immenso attore che è stato, incarnando stagioni memorabili dell’Italietta che fu. C’è però un aspetto che, visto l’andazzo, potrebbe non essere ricordato come meriterebbe, e che caratterizzò nel profondo il celebre artista romano: la fede. Sordi era un convinto credente. «Ogni domenica», ha ricordato don Walter Insero, rettore della Basilica di Santa Maria in Montesanto, «si recava a piedi alla basilica di San Giovanni in Laterano per la messa e lungo il cammino, molti poveri, che conoscevano le sue abitudini, lo attendevano per chiedergli un aiuto. Sordi non si tirava mai indietro e per tutti aveva sempre anche un sorriso e una parola».

Una devozione, quella dell’attore, di cui egli per primo non faceva mistero. Anzi, era così legato ai valori cristiani, Sordi, che Carlo Verdone, da molti considerato il suo erede, parlando del maestro non ha esitato a definirlo «un ayatollah cattolico». In effetti, l’attore non solo andava in chiesa ma non lesinava frecciate verso chi lo fa un po’ così, da abitudinario: «Come credente, ho notato che spesso i fedeli vanno a messa non tanto per pregare, quanto per incontrarsi» (Spagnoli M. Alberto Sordi. Storia di un italiano, Adnkronos libri, 2003). A ulteriore dimostrazione dell’attaccamento alla fede di Sordi, si può ricordare come quella di Karol Wojtyla fosse tra pochissime foto che teneva esposte in casa. Una scelta non casuale, evidentemente.

Ma il modo migliore per raccontare la fede dell’artista è farlo fare a lui. Ecco quanto disse durante un’intervista rilasciata a 30Giorni nel 2000: «Ho cominciato da piccolo a frequentare il circolo cattolico della mia zona, e tutto quello che ho assimilato con il catechismo anche oggi lo metto in pratica giorno per giorno. Da allora non ho mai provato il minimo ripensamento: vado a messa, mi confesso, prego ogni giorno, credo nei dogmi e non li discuto. È bello credere, e non si crede facendo tanti ragionamenti: io sono cristiano, la vita mi ha sempre più convinto che il cristianesimo è vero. Che bisogno c’è di ragionarci su?». Considerazioni lineari, dal sapore quasi guareschiano, tipiche di una fede semplice e granitica, forse anch’essa di 100 anni fa, ma della quale oggi più di allora si sente il bisogno. 

Giuliano Guzzo