La scusa è la solita: un mondo più equo e meno sessista. E chi non sarebbe d’accordo, scusate? Peccato solo che, per raggiungere lo scopo, l’Onu sia arrivato a proporre una ricetta un tantino estrema: l’abolizione dei termini «marito» e «moglie» in favore del neutro «spos*». Il tutto messo nero su bianco pubblicamente, via Twitter, in un messaggio condiviso poche ore fa. Non ha quindi più senso parlare di chissà quale progetto occulto di distruzione della famiglia: ma quale occulto, ormai è tutto alla luce del sole. Ed è più tremendo di quanto si potesse immaginare, dato che non c’è distruzione più totale di un qualcosa che l’impedimento di poterlo chiamare per nome e, quindi, pensare.

Ovviamente qui mica siamo ai divieti, l’Onu si limita a qualche pacato consiglio. Per forza: altrimenti tutti si accorgerebbero al volo d’un piano luciferino che invece meglio resti dov’è, nella sua brava penombra, dietro il paravento delle buone maniere e della lotta al patriarcato. Dove si voglia andar a parare è però fin troppo chiaro, suvvia, non prendiamoci in giro. Questa è una dichiarazione di guerra in piena regola: di guerra al buon senso, s’intende. Perché uno dovrebbe spiegarci quale minaccia possano mai costituire «marito» e «moglie», termini che non descrivono alcuna diseguaglianza bensì solo una differenza. Ovvia, oltretutto. Salvo per chi non abbia i paraocchi o non dia retta all’Onu, che poi è precisamente la stessa cosa.

Giuliano Guzzo