Sono ancora a letto, immobile, quando apro gli occhi fiducioso, perché sarà una bella giornata: o almeno così mi piace pensare. E in effetti il sole c’è, il cielo che annuncia la primavera anche. Ma poi il silenzio surreale mi riporta di colpo alla realtà: in giro non c’è quasi nessuno perché quello di ieri non era un incubo, l’epidemia c’è sul serio.  Mi succede così da qualche giorno ed ogni volta è un piccolo trauma: ero abituato agli incubi da lasciare nel sonno, non a quelli che ti aspettano già a colazione per fissarti negli occhi. Soprattutto, non agli incubi collettivi; non ad un Paese immobile che paga con centinaia di vite umane al giorno il suo tributo ad un maledetto virus.

Per esorcizzare i pensieri che caoticamente si affollano nella mente quando ancora sono al primo caffè, mi dico che si tratta di un film. D’altra parte, gli ingredienti ci sono tutti: una tragedia in corso, telegiornali che ne parlano senza sosta, ospedali in ginocchio, città deserte, tu che ti aggiri come uno spettro tra spettri, tra mascherine e sacchi della spesa. Mi è già capitato, scioccamente, di attendere che da qualche parte sbuchi un regista con la sua macchina da presa e la sua troupe, per dirmi che la scena è venuta bene e non occorre ripeterla. Purtroppo non è così: l’incubo è realtà e la mia vita – la vita della mia città e della mia nazione – è precisamente quel film cupo che non so neppure se avrei avuto la curiosità di guardare.

Questo dovrebbe costituire un buon motivo per disperarsi, non solo perché nessuno ha un vero rimedio al Covid-19, non solo perché i politici sono stati a loro volta presi in contropiede dall’epidemia da cui avrebbero dovuto proteggerci, ma anche perché nessuno sa quando arriveranno i titoli di coda: alcuni parlano di settimane, altri ancora di mesi. L’incertezza, insomma, è la sola certezza di questa maledetta storia. Tuttavia una cosa, una soltanto, mi è chiara e sono felice di ripeterla: finirà bene. E lo dico non perché abbia visto tanti film, ma perché conosco la forza dell’Italia e so che ci siamo sempre rialzati. So che abbiamo medici, infermieri, operatori sanitari e farmacisti eroici. E so che in tutte le case, adesso, ci sono persone che combattono, silenziose, per il ritorno alla normalità.

Certo, non è facile combattere quando i numeri continuano ad essere disastrosi e peggiori ogni giorno di più. Ti senti impotente e segretamente rassegnato a dover vivere da recluso, da sconfitto, da zombie. Va però detto che abbiamo iniziato a lottare seriamente, come Paese, soltanto da pochi giorni. Nelle corsie di ospedale, in Lombardia, cosa sia il Covid-19 è chiaro da settimane; per tutta Italia la guerra è appena iniziata. Anzi, c’è ancora una minoranza di persone che irresponsabilmente minimizza ed esce per strada come nulla fosse. Quando però saremo tutti davvero a casa – attenti a preservare la nostra igiene mentale, dato che esiste pure quella – si inizierà, e sarà tra pochissimo, a fare sul serio. Dopodiché l’epidemia non avrà più gambe, e sarà lei a soffrire. E quale che sia il giorno della nostra vittoria, essa sarà comunque già più vicina.

Giuliano Guzzo