Dovevano finalmente depurare il web dalle fake news, informare, ridare lustro al giornalismo. Dovevano insomma indicare a tutti noi, comuni mortali, la strada dell’informazione onesta e competente, quella di cui potersi fidare. Invece è bastata una notizia scomoda – l’estensione della possibilità di aborto fino al nono mese legiferata dallo stato di New York – per mettere in crisi gli sbufalatori, da Bufale.net ai ragazzi di Mentana all’opera su Open, che si sono prodotti in penose arrampicate sugli specchi volte a dimostrare l’impossibile, e cioè che il fatto – vero – fosse falso.
In realtà, la follia newyorkese è purtroppo vera ma, soprattutto, è definitivamente vera (per chi non l’aveva già capita) una cosa: a larga parte dei paladini del factchecking, dei fatti, interessa poco. Il loro vero scopo è infatti un altro, ed è squisitamente politico: fare di tutto per dimostrare che gli elettori dei Trump, dei Salvini e delle Meloni sono analfabeti funzionali, gentaglia, cavernicoli ai quali sarebbe il caso di ritirare la tessera elettorale. Di qui un esercizio di pignoleria unilaterale, volto a screditare sempre e solo una certa parte. Lo si era già intuito da diversi precedenti. Ma ora, dopo la goffa minimizzazione dell’abortismo più sanguinario, la verità è lampante.