Quel nome così platealmente sorosiano, Open, diceva già molto. La presentazione dei giovani redattori, una squadra fighetta di sbufalatori e capoccioni con lauree di qua e master di là, poi, diceva il resto. Infine, l’esordio del nuovo giornale pensato e voluto da Enrico Mentana, oggi, ha detto proprio tutto: trattasi di un radicale déjà vu. Perché sì, i pezzi sono scorrevoli e ben scritti (anche se non mancano passaggi banali, quasi ginnasiali), ma la linea editoriale è radicaleggiante forte, nel senso sia boniniano (l’ultima volta, l’astensionista Mentana votò nel 1994 e, coincidenza, votò radicale) sia proprio chic del termine.

Bene, dato che non voglio apparire più cattivo di quello che sono, dirò che fa comunque piacere che, grazie a quest’iniziativa (che ricorda tanto Vice), dei giovani abbiano un impiego. Il punto è che, con queste premesse, lo svecchiamento del giornalismo rischia di essere solo anagrafico ma non sostanziale, di facciata ma non di mentalità. Inutile poi lamentarsi se i media alternativi e i portali Internet di controinformazione prosperano: quando tutti cantano la stessa canzone, o quasi, la ricerca di un motivo diverso sorge spontanea. Ovvia, direi. Ah, quasi dimenticavo: con Open un’altra nota positiva, si fa per dire, c’è. Ora + Europa ha un giornale di riferimento.

Giuliano Guzzo