Se aveva ragione Agatha Christie, quando avvertiva che «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», che l’aria culturalee mediatica stia prendendo una piega preoccupante, che criminalizza il maschio in quanto maschio, è cosa fin troppo provata. A chi non avesse ancora colto la mostrificazione dell’uomo delle campagne contro il femminicidio, tutte basate sulla fuorviante polarizzazione maschio sempre carnefice vs femmina sempre vittima, in questi giorni sono infatti venute in soccorso due evangeliste del verbo maschicida, ossia l’attrice Angela Finocchiaro, che su Rai1 ha spiegato che «gli uomini sono tutti mezzi di merda», e Michela Murgia, scrittrice secondo cui «nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso».

Se dunque aveva ragione Agatha Christie, non c’è motivo di negare come dalla difesa delle donne all’attacco agli uomini il passo sia breve e, soprattutto, sia stato fatto. Tanto più che esiste chi, intellettualmente onesto, lo ammette. Come Erin Pizzey, attivista e scrittrice che, nel 1971, aprì il primo rifugio per donne vittime di violenza domestica del Regno Unito, la quale riconosce: «Il movimento femminista ovunque ha distorto il problema della violenza domestica per i propri fini politici e per riempirsi i portafogli […] Osservai le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi». La domanda ora è: perché dobbiamo accettare questa campagna assurda, utile soltanto a seminare zizzania tra uomini e donne, alimentando i conflitti che sostiene di avversare? Pensateci, intanto io esco ad acquistare coppola e lupara.

Giuliano Guzzo

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