Emile Ratelband ha ragione. Tanta ragione. Infinitamente ragione. Per quale ragione, infatti, nell’epoca in cui ormai un uomo può diventare donna, e viceversa, se solo tale si percepisce – e pure senz’alcuna riassegnazione chirurgica -; in cui ci si può sposare in tanti se si reputa limitante il matrimonio a due, come testimoniano Manuel, Victor e Alejandro, tre colombiani che il 3 giugno 2017 sono convolati a nozze; in cui in Svizzera si può ottenere il suicidio assistito se ci si sente inadatti a pc, email e fast food, come dimostra la vicenda di un’insegnante britannica (La Repubblica 7.4.2014); per quale ragione, dunque, in un’epoca senza ragione e segnata dalla tirannia del desiderio dovremmo fare i rompiscatole proprio con quest’uomo uomo di 69 anni che se ne sente 20 in meno e vuole quindi aggiornare, svecchiandoli, i propri documenti?

Fra l’altro, a suffragio della sua richiesta Ratelband ha addotto dei solidi motivi: «Su Tinder se scrivo che ho 69 anni nessuna donna mi risponde». In pratica, non se lo fila nessuno e lui, mandrillone stagionato ma non ancora rassegnato, vuole solamente divertirsi un po’ senza dover ricorrere alle escort. Chiaro, in un mondo normale questo olandese andrebbe indirizzato a un reparto psichiatrico. Ma quello attorno a noi è ancora mondo normale? Suvvia, non prendiamoci in giro. Al tribunale locale della città di Arnhem, a sud-est di Amsterdam, che tra poche settimane sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta del sessantanovenne, chiediamo quindi clemenza. Fra tanti che rifiutano il proprio sesso, il proprio partner, la propria vita e soprattutto le proprie responsabilità, costui in fondo rifiuta più che altro la propria vecchiaia. Lasciamolo rimorchiare in pace.

Giuliano Guzzo

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