Barchette di carta in un centinaio di città del Vecchio Continente, ieri, alla vigilia dell’odierno Consiglio europeo sull’immigrazione, per chiedere la riapertura dei porti e la chiusura delle menti. Chi la butta sul sentimentale e sul filantropico, infatti, vuole che sul flusso di disperati sulle nostre coste, «soprattutto di donne e bambini» come sottolineano sovente media astuti quanto bugiardi, ci si commuova, ma non si ragioni. Perché basta ragionare per comprendere come quest’esodo – salvo per chi ci mangia – sia un danno per tutti: per quelli costretti a partire, per quelli costretti ad accogliere e per quelli costretti a restare. Dunque capisco gli sforzi buonisti di chi vorrebbe che non capissimo. Dopo il 4 marzo e gli ultimi sondaggi, però, quello che non capisco è l’insistenza sulla narrativa caramellata dell’immigrazione, e questa voglia matta di fare Salvini al 90%.

Giuliano Guzzo

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