Chi è davvero Giuseppe Conte? Dopo il giuramento di venerdì scorso, il governo gialloverde è ora lavoro, ma la prima curiosità rimane questa, che poi è la stessa di prima che il presidente Mattarella, ponendo il veto su Savona ministro dell’Economia, desse avvio ai giorni concitati cui abbiamo assistito. Ed anche se da quando Di Maio e Salvini lo hanno designato come premier è trascorsa qualche settimana, su di lui tutt’ora i più sanno poco e gli stessi giornalisti – bagatella sul curriculum a parte –, trovatisi spiazzati, si limitano per ora a scrivere del nuovo inquilino di palazzo Chigi cautamente, a colpi di «si dice che sia».

Ebbene, alcune fonti fiorentine ci hanno permesso di andare un po’ più a fondo. Abbiamo infatti avvicinato coloro che possono davvero affermare di conoscere il professor Conte: i suoi allievi. Per la precisione, siamo entrati in contatto con tre persone: una laureata in giurisprudenza che l’ha avuto come relatore di tesi, un giurista che con lui ha fatto il dottorato di ricerca ed un altro che invece l’ha avuto come docente per un anno alla scuola di specializzazione per le professioni legali. Tutti costoro hanno scelto di rimanere anonimi, ma non per questo si sono risparmiati di raccontarci qualcosa del nuovo premier, talvolta anche smentendo alcune interpretazioni giornalistiche.

«Il tono di voce che sentite in televisione è il suo tono abituale. Non è affatto una voce “rotta dall’emozione” come qualcuno ha scritto», spiega per esempio il suo allievo alla scuola di specializzazione, «parla proprio così, forse leggermente afono. E quel sorriso che ha, beh anche quello è abituale. E’ la sua espressione normale. Penso che gli derivi dalla calma». «Se dovessi descriverlo con una parola», aggiunge, «direi: serenità. Appare sempre sereno e ispira serenità. Non rilassatezza o un atteggiamento “anestetizzato”. Solo calma olimpica». Lo stesso ex studente sottolinea l’equilibrio del professor Conte, dal quale non si sarebbe aspettato una discesa nell’agone politico: «Leggere il suo nome già nella lista del “governo-ombra” del Movimento 5 stelle è stata per me una grossa sorpresa».

L’allievo che con l’attuale premier ha fatto il dottorato di ricerca tiene invece a sottolineare sia la sua preparazione e la sua intelligenza («Ha una gran testa») – dote, quest’ultima, riconosciutagli apertamente, fra gli altri, anche da Sabino Cassese -, sia le sue doti umane: «È una bravissima persona, e come docente è molto attento alle esigenze di studenti e dottorandi». Che la disponibilità sia una qualità del leader incaricato del governo gialloverde è confermato anche dalla studentessa che l’ha avuto come relatore della tesi di laurea, a proposito della quale rivela: «Mi ha lasciato libera di impostarla come preferivo e di affrontare anche alcuni temi eticamente sensibili, senza farmi alcun tipo di pressione o imposizione». C’è da scommettere una simile capacità, da parte del professore, di aprirsi a posizioni non necessariamente sue, gli sarà molto utile alla guida dell’esecutivo che presiede.

La giovane laureatasi con Conte racconta poi di una gita presso un’azienda di Milano con lui ed altri allievi, in un appuntamento organizzato al di fuori delle lezioni: «Fu una giornata bellissima perché l’azienda era straordinaria. La cosa che mi colpì fu l’umanità che si respirava. Si tratta infatti di un’azienda in cui i lavoratori, liberi di organizzarsi il lavoro, non hanno orari fissi prestabiliti, hanno a disposizione una palestra per tenersi in forma e combattere lo stress. Inoltre la ditta ha un salone grande dove talvolta organizza dei momenti di divertimento serale per i dipendenti. Non avevo mai visto nulla del genere». Chissà se il premier indicherà al neo ministro per lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio, quest’azienda come modello da seguire.

Tornando all’ex studentessa, anche lei ci ha confidato lo stupore provato nel ritrovare il suo professore nella veste di premier: «La sorpresa è stata grande. Infatti a lezione le sue opinioni politiche non sono mai state esternate e non avrei mai saputo indicare per quale partito simpatizzasse». Da sottolineare, inoltre, come tutti e tre questi giovani, se da un lato non si sarebbero mai aspettati di ritrovare il loro docente nei panni di presidente del Consiglio, dall’altro dicano di aver rivisto, sotto i riflettori, il Giuseppe Conte che hanno conosciuto in aula e a ricevimento: stesso atteggiamento, stessa calma, stessi abiti eleganti. A riprova di come il professore, anziché tentare di costruirsi un personaggio, stia preferendo restare sé stesso.

Dunque, che premier sarà Conte? Difficile da dire. Probabilmente non lo vedremo rivendicare alla lavagna i risultati del suo governo, come faceva Renzi. A lezione, infatti, alle slide preferiva gli interventi a braccio, abitudine che difficilmente abbandonerà. Quanto alla sua azione di governo, solo il primo dei tre suoi allievi interpellati ha tentato una sia pur cauta previsione: «Da un accademico del suo livello, mi aspetto un grande senso del diritto, oltre che dello Stato. Se, come ha dichiarato, sarà l’avvocato del popolo italiano, lo sarà quindi con grande rispetto dell’ordinamento, senza forzature né strappi particolari. Non sarebbe da lui».

Giuliano Guzzo

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