In tutta questa pazzesca vicenda inglese, con un bambino in grave stato di danno cerebrale per il quale più tribunali – contro il fondamentale principio del neminem laedere, contro la volontà dei genitori e contro quella di Dio, cui vogliono scippare la facoltà di decretare il dove, il come e il quando della morte altrui – hanno stabilito che il suo «best interest» sia crepare il prima possibile; ebbene, in questo circo assurdo e tanatologico, c’è una cosa che mi ha colpito e, devo dire, parecchio rasserenato: il sorriso di Alfie mentre riposa. Lo si vede in una foto di questa notte, diffusa poche ore fa.

E’ il sorriso di un bimbo che dorme, magari sogna e – quel che è più importante – se ne infischia bellamente dei giudici necrofili, dei medici eugenisti e dei poliziotti che piantonano la sua stanza. No, il dramma proprio non lo sfiora. Con quell’innocenza che non puoi descrivere ma solo ammirare, lui sorride. E respira autonomamente da 60 ore, dimostrando la debolezza di certi pronostici «scientifici» e l’incanto di una Speranza che esige di essere creduta perché fatta di carne. Dio solo sa come finirà questa vicenda dove horror giuridico ed eroismo umano e genitoriale si stanno sfidando, ma intanto Alfie ci ha sorriso. Ed è tutto ciò che conta.

Giuliano Guzzo

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