Ricapitoliamo: una decina di giorni fa, il presidente Donald Trump, in un discorso a Richfield, Ohio, ha annunciato il ritiro dei soldati americani dalla Siria, mentre i terroristi, pardon i ribelli siriani erano in ritirata. «Il nemico è scappato, è vinto, è battuto» insomma, come canta De Gregori in Generale, e Assad che fa? Ordina un micidiale chimico a Douma che fa 100 morti, di cui molti bambini. Un attacco a dir poco terribile e disumano, ma di cui costui militarmente non aveva alcun bisogno – i ribelli erano, come detto, in ritirata -, utile quindi solamente ad attirargli nuovamente contro le ire del mondo intero.

Dunque delle due l’una: o, ancora una volta, oltre che spietato Bashar al-Assad si è dimostrato stupido fino al suicidio, oppure qualcosa – in quanto finora detto, e acriticamente rilanciato dai media occidentali – non torna. Considerando che in numerosi altri casi, sempre nel corso del sanguinario conflitto in Siria, bombardamenti con armi chimiche in origine attribuiti ad Assad si sono poi rivelati opera dei mercenari che lo combattevano, come quello infernale dell’agosto 2013, che fece oltre 1000 morti (cfr. Lloyd – Postol, Massachusetts Institute of Technology, 14.1.2014), è il caso, direi, di porsi delle domande.

Personalmente, lo faccio tempo. Ma soprattutto dopo aver letto libri come quello dell’ottimo Roberto Vivaldelli, Fake news (La Vela 2018) e dopo aver capito – senza che questo implichi, si badi, tessere alcuna lode di Assad – che il verificarsi di certe atrocità pare seguire, nella tempistica, una determinata frequenza. Basta infatti studiarsi la cronologia della terribile guerra siriana per vedere come di solito gli attacchi chimici peggiori, quelli che suscitano maggiore indignazione planetaria, giungano proprio nel momento in cui gli oppositori di Assad, fra i quali non mancano fondamentalisti e tagliagole, risultano militarmente spacciati. Solo un caso?

Giuliano Guzzo

 

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