Scusatemi davvero, amici, ma dovete aggiornarmi perché mi son perso qualcosa. Per forza. Non saprei spiegarmi, se no, perché da giorni, in Italia, i grandimedia – Repubblica in testa – lanciano continui allarmi contro l’«Onda Nera», quest’entità sbucata dal nulla e materializzatasi, se ho capito bene, in energumeni destroidi talmente minacciosi da costituire un pericolo pubblico. Curioso, davvero curioso. I manifestanti di Forza Nuova contro il gruppo editoriale L’Espresso, se ho capito bene, non hanno spedito nessuno all’ospedale, come invece son usi fare cortei cosiddetti antagonisti coi poliziotti: eppure i secondi sono «compagni che sbagliano», i primi una minaccia per la democrazia.

Gli skinhead che, a Como, hanno assai maleducatamente ma comunque pacificamente interrotto, peraltro solo per pochi minuti, la seduta di una riunione di un’associazione impegnata coi migranti, sempre se ho capito bene, non hanno mandato nessuno al Pronto Soccorso, come invece due violenti hanno fatto ai danni delle Sentinelle in Piedi in quel di Rovereto, beccandosi pure una condanna (notizia del 31.3.2017, riportata solo dal quotidiano nazionale La Verità): eppure, anche qui, i secondi sono «un caso isolato», i primi un attentato alla convivenza civile. No, non sto difendendo né Forza Nuova né sto solidarizzando con gli skinhead.

Sto facendo una cosa molto più banale: mi sto chiedendo se abbia senso farsi prendere per il naso da chi, oggi, strepita contro il fascismo immaginario. Del resto, negli Anni Settanta – quando l’«Onda Nera» era infinitamente più ampia e reale degli schizzi odierni – era un certo Pier Paolo Pasolini a chiedere all’amico Moravia se l’antifascismo tracimante nelle piazze non fosse, in fin dei conti, che un’arma di distrazione di massa. Ergo, non sto dicendo nulla di nuovo. Anche se di nuovo, rispetto ad allora, c’è che quanti oggi scrivono – come fa sempre Repubblica oggi – che 1 italiano su 2 teme i fascisti, son gli stessi che quando si tratta di immigrati denunciano chi cavalca le paure.

Se ne ricava che il problema, evidentemente, non è agitare le paure, dato che su alcune – così pare – speculare va invece bene. Il che è un paradosso che il quotidiano più progressista d’Italia farebbe bene a considerare con attenzione, unitamente al fatto che qualcuno con la memoria meno corta di altri potrebbe pur sempre segnalare come, quel giornale, sia stato fondato e diretto da decenni da un signore i cui esordi giornalistici sono stati sull’organo ufficiale del GUF, il Gruppo Universitario Fascista. Oppure potrebbe segnalare come lo stesso giornale sia proprietario di un gruppo che possiede pure La Stampa, trovata più littoria che pluralista. Attenti, insomma, che chi di antifascismo ferisce, alla lunga, di antifascismo perisce.

Giuliano Guzzo

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