Se il politicamente corretto è una questione sotto gli occhi di tutti, l’ecclesialmente corretto dovrebbe preoccupare anzitutto i cattolici che, sempre più, ne sono interessati. Si tratta di una tendenza al radicale (nel senso pannelliano del termine) ridimensionamento del Cristianesimo. Così, Gesù Cristo viene ridotto ad «amico invisibile»; l’Eucaristia a bocconcino dell’amicizia; la barca di Pietro – la Chiesa – ad imbarcazione Ong; il paradiso a gioia interiore, l’inferno a malessere, il purgatorio a coda alle Poste; la Messa ad assemblea; il Natale al richiamo all’essenziale contro i regali, maledetti Magi; il Presepe a meeting interculturale ante litteram.

Il messaggio cristiano in questo modo va a trascolorare, lasciando a tutti noi parecchi motivi per volerci bene – e per voler salvare il prossimo – ma ben pochi, in realtà, per voler salvare noi stessi. L’ecclesialmente corretto sconsiglia poi caldamente il ricorso al Rosario da sgranarsi, se proprio si deve, sottovoce e previo accertamento di non essere visti da alcuno. E a chi oserà tirare in ballo quel testo con tutte quelle espressioni cruente e vendicative – «non sono venuto a portare pace, ma una spada», «là sarà pianto e stridore di denti», «sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare» -, si segnalerà che è opportuno andarci piano, con le letture preconciliari.

Giuliano Guzzo

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