Raramente lo si ricorda ma il posto più pericoloso, per un bambino straniero, statisticamente non risulta affatto essere l’Italia dove non ha diritto di cittadinanza, bensì il grembo materno dove non ha diritto alla vita. Gli stranieri infatti non sono neppure il 9% della popolazione, eppure oltre il 31% degli aborti volontari è a carico di donne straniere. E’ dunque lì che si consuma la grande discriminazione tra figli stranieri e italiani, posto che a nessun bambino – chiaramente – dovrebbe essere impedito di nascere. Anche per questo i cattolici farebbero bene, secondo me, a sfilarsi dal corteo dei conformisti tornando a occuparsi anzitutto del diritto alla vita, cosa che peraltro implica l’abbattimento del muro dei muri: quello del silenzio.

Il migrante medio, infatti, ha già dalla sua l’Europa, la Merkel, Soros, le Ong, Saviano, Repubblica e L’Espresso, la Boldrini e la Bonino. Mediaticamente, almeno, se la passa assai meglio del disoccupato, del padre separato e del disabile. Il migrante – o lo straniero – non ancora nato, invece, non se lo fila proprio nessuno. Per lui zero telecamere e niente servizi strappalacrime. Il suo respingimento non fa notizia. Il suo annegamento nel pozzo della morte, sempre in completa solitudine, meno ancora. Non dovrebbero quindi i cattolici pensare quindi anzitutto – e soprattutto – a costui? D’altra parte Gesù è stato chiaro: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Ed è altresì chiaro, righello alla mano, quale in assoluto sia, fra tutti, il migrante più piccolo.

Giuliano Guzzo

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