Pochi volumi di bioetica affrontano in modo completo le questioni più salienti, l’inizio e il fine vita. Pochissimi riesco a farlo in modo sintetico. Quasi nessuno lo fa coniugando approfondimento e scorrevolezza, piacere di lettura e ricchezza di documentazione. Già solo per questo “La cultura della morte. Aborto, eutanasia e nuovo vangelo progressista” (La Vela 2017, pp. 141), di Stelio Fergola, merita: è un libro di non infinite ma dense pagine, capace di offrire uno sguardo controcorrente su temi spinosi e decisivi come sono l’aborto, l’eutanasia e il suicidio assistito.

Infatti il libro di Fergola – classe 1981, giornalista napoletano appassionato di Storia moderna e contemporanea nonché direttore del giornale storico, politico e culturale Oltre la Linea – dalla prima all’ultima pagina si presenta come un piccolo e ribelle vademecum bioetico, lontano anni luce dalla retorica pannelliana e radicaleggiante che tanto piace, ultimamente, pure a certi cattolici. Niente compromessi dunque, niente mezze parole, niente ammiccamenti al pensiero unico: l’aborto legale è frutto di menzogne storiche, scrive Fergola, il suicidio assistito è anzitutto business e tutta l’odierna cultura della morte ha una genesi precisa.

In effetti, il volume ha secondo me il suo contenuto più originale in un capitolo, eloquentemente intitolato La nuova religione di teen drama e dei nuovi media, in cui l’Autore spiega, enumerando film e serie televisive, quanto il nostro modo di pensare sia stato se non forgiato almeno pesantemente condizionato dall’industria cinematografica di matrice yankee. Si tratta, a ben vedere, di un aspetto decisivo, eppure quasi mai approfondimento adeguatamente, anche se è forse quello che più di altri – insieme ad un progressivo indebolimento culturale della Chiesa, su cui il libro non manca di soffermarsi – spiega il motivo per cui siamo al punto in cui siamo.

Anche per questo “La cultura della morte” – testo dal formato quasi tascabile ma assai gradevole e ben fatto, tutto merito delle nuove e agguerrite edizioni La Vela – merita di essere letto; in aggiunta al fatto, già ricordato, delle numerose informazioni che contiene. Mi occupo di questioni di bioetica da ormai dieci anni, e vi posso assicurare che questo libro, oltre che utile, è istruttivo, riportando alcuni contenuti nuovi pure per me. Il che rappresenta qualcosa di importante, direi fondamentale dal momento che se da una parte la cultura mortifera ha dalla sua praticamente tutti i grandi media, dall’altra chi la avversa ha l’obbligo di essere assai preparato. Ed è grazie a lavori come quello di Fergola, se l’impresa è fattibile.

Giuliano Guzzo

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