donald

«Trump si aggira in accappatoio per la Casa Bianca». E’ l’ultimo scoop del New York Times, regredito da tempio del giornalismo mondiale a rivale, oramai, del Vernacoliere, la celebre rivista satirica livornese: con tutto il rispetto per il Vernacoliere, s’intende. Già, perché non è chiaro il motivo per cui una testata dal nome tanto glorioso debba, di punto in bianco, abbassarsi a chiacchiere da comari, informando i propri lettori – fondata o meno che sia la notizia, chiamiamola così – che lo staff del nuovo presidente degli Stati Uniti ancora non conosce palmo a palmo la sua dimora e che Trump, appunto, «si aggira in accappatoio per la Casa Bianca»

Ma che l’inquilino della Casa Bianca gironzoli con addosso un’armatura da crociato, in accappatoio o sfoggiando mutande fluorescenti, quali decisive ricadute ha esattamente sul destino del popolo americano? Così, per sapere. E poi, scusate, qualcuno ha mai saputo le preferenze domestiche di Angela Merkel o quelle di Barack Obama? E come mai nessun cronista d’assalto si è mai misurato con l’annoso problema dei calzini di Jean-Claude Juncker? E chissenefrega, direte voi. Giusto. Anzi, sacrosanto. Ma non nei confronti di Trump. Nossignore, lui è il diavolo; per cui non basta criticarne i provvedimenti a più non posso, elevando all’occorrenza a paladine delle donne cantanti che elargiscono promesse sessuali, no.

Occorre andare fino in fondo umiliando quel che resta del giornalismo, per poi scoprire con lo stupore tardivo delle anime belle che la gente, spazientita, le fonti ufficiali non le vuole più vedere manco in cartolina. L’aspetto più spassoso della vicenda – che al New York Times, statene certi, neppure sospettano – è che anche fosse tutto vero, anche realmente Trump s’aggirasse «in accappatoio per la Casa Bianca», al disoccupato, all’operaio e alla classe media impoverita la cosa non potrebbe che far piacere. Anzi, il popolo americano vedrebbe rafforzata la convinzione che The Donald, in fondo, sia uno di loro. Capite? I critici del presidente degli Stati Uniti, o almeno molti di essi, sono in ritardo di decenni, rispetto all’orologio della realtà.

E non sospettano alla lontana – fate voi quanto stanno messi male – che possa essere (anche) grazie all’eredità obamiana, alla Casa Bianca tinta d’arcobaleno, all’orticello di Michelle e a tutti questi distintivi del progresso civile che, alle urne, Hillary è naufragata. Per questo continuano a collezionare clamorosi autogoal adontandosi, se poi milioni di persone preferiscono informarsi via internet anziché abbeverarsi alla loro fonte di informazioni pulita e garantita. In pratica, più il New York Times e compagnia ringhiano, e più il consenso di Trump rischia di salire. E in effetti, stando a Rasmussen Reports – che le previsioni elettorali le ha sostanzialmente azzeccate – il nuovo presidente alla gente piace e sta portando ottimismo nel paese. Ma questo, gli esperti di accappatoi, non possono scriverlo.

Giuliano Guzzo

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