repubblica

Ho dedicato un libro a mettere in luce la correlazione tra condizione coniugale e benessere psicofisico, per cui non ho intenzione di ripetere cose già scritte né di mettere ulteriormente alla prova la pazienza dei miei lettori. Mi limito solo a sottolineare come persino una testata giornalistica come Repubblica, più che favorevole al cosiddetto divorzio breve e sovente megafono dei presunti vantaggi della vita da single, ieri non abbia potuto fare a meno – commentando gli esiti di una recente ricerca (cfr. Journal of the American Heart Association, 2016:5:e004647;1-11) – di informare i propri lettori del legame positivo che esiste tra matrimonio e salute.

Non solo, è stato pure evidenziato, in relazione a questo studio, «che il rischio di morire per chi ha divorziato una volta e chi è vedovo è, rispettivamente, del 23 e del 25 per cento più alto rispetto a chi è rimasto sposato. Il rischio sale invece, rispettivamente, del 39 e del 40 % per chi ha divorziato o è rimasto vedovo più di una volta». Nulla di nuovo, beninteso, per chi abbia qualche familiarità con la letteratura scientifica su questi argomenti, dal momento che i riscontri circa le devastanti conseguenze sociali, economiche, psicologiche e sulla salute del divorzio sono innumerevoli e arcinote; la stessa, conseguente dimensione benefica delle nozze, confermata da oltre un secolo di ricerche, non rappresenta alcuna novità.

La sola novità è che ogni tanto se ne parla, anche se c’è chi fa finta di nulla. Il Pd guidato da Matteo Renzi, per esempio, è sostenitore di una legge di iniziativa popolare in cui la fedeltà reciproca tra i coniugi viene definita «retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio». Davvero incomprensibili, certi politici: la scienza – per quanto può – da decenni evidenzia la portata benefica del matrimonio sia per i coniugi sia per i figli, che hanno nella compresenza di padre e madre una garanzia, e loro che fanno? Si prodigano per smantellare giuridicamente ciò che resta della famiglia; e pensare che per un loro ripensamento basterebbe leggessero quanto riporta Repubblica. O è un giornale troppo bigotto?

Giuliano Guzzo

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