Nanismo

 

 

 

 

 

 

«Cercasi un attore 15/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza». E’ il surreale annuncio di un casting per una fiction Rai, la cui autrice è stata subito licenziata. Ma il punto veramente drammatico è un altro, e cioè che la responsabile di quell’annuncio, più che insensibile, a ben vedere è stata interprete di un pensiero diffuso. Nell’immaginario di molti, infatti, la persona disabile è da tempo declassata a peluche, soggetto da osservare con compassione e a debita distanza, forti della rassicurante consapevolezza che, per fortuna, “noi non siamo così”.

Viviamo insomma in un Paese e più in generale in una società nella quale, da un lato, i nani, fateci caso, sono letteralmente scomparsi e analoga sorte tocca ai bambini cui è diagnosticata la sindrome di Down – tutti quanti abortiti (si legga lo sconvolgente libro di Roberto Volpi: La sparizione dei bambini Down, Lindau 2016) -, ma, dall’altro, guarda come son dolci, ma che cari sono, proprio dei tesori. Stupendo: prima li eliminiamo in massa poi però reclutiamo i sopravvissuti perché, sai com’è, davanti alle telecamere fanno «tenerezza». Chissà se avresti mai immaginato di ritrovarti, un giorno, così tanti adepti, Ipocrisia.

Giuliano Guzzo

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