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«Gli argomenti sfoderati dai politici cattolici per boicottare l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, il cosiddetto ddl Cirinnà, e in particolare le misure dedicate alle coppie omosessuali, compongono un catalogo di autentiche stupidità e bestialità». Il tono conciliante e pacato con cui il professor Alessandro Somma, accademico e giornalista, sceglie di aprire la propria riflessione sul portale di MicroMega – in teoria una critica ai critici delle unioni civili, in pratica una rabbiosa sequela di insulti – porterà probabilmente molti a non proseguirne la lettura. Consiglierei invece di prestare molta attenzione a Quanto cattolicesimo può permettersi la democrazia? – questo il titolo dell’articolo – non solo per la tesi sostenuta, vale a dire che l’Italia sia in mano «alle stupidità e alle bestialità cattoliche», ma pure per lo stile arroventato attraverso il quale questa viene proposta all’attenzione dei lettori.

Intendo cioè dire che lasciare correre, che fare finta che MicroMega non abbia pubblicato l’ennesimo incitamento all’odio verso i cattolici – definiti come il male del Paese, con tanto di monsignor Nunzio Galantino, i cui toni notoriamente tutto sono fuorché da barricata, presentato quasi come inquisitore – significherebbe non cogliere una sostanziale metamorfosi della cultura laicista che, non più accontentandosi di gridare alla laicità minacciata, arriva ormai ad additare con disprezzo i responsabili di questa presunta minaccia: i cristiani. Il che è molto grave per due ragioni. Anzitutto perché i cristiani sono già, nel mondo, i più perseguitati di tutti e di gran lunga: solo nel 2015 sono state distrutte qualcosa come 2.400 chiese con 7.100 morti. E’ accettabile prendersela con quella che è già la confessione religiosa più perseguitata del pianeta? Per MicroMega, evidentemente, sì.

Una seconda motivazione per cui è preoccupante che si lasci correre l’ennesima sfuriata contro i cattolici – Quanti cattolici può permettersi la democrazia?, sarebbe stato un titolo più coerente col contenuto dell’articolo –  è, con riferimento alle unioni civili, dovuta al fatto che la fede cristiana, comunque la si pensi, non c’entra nulla né con la disapprovazione morale degli atti omosessuali – che nulla ha a che vedere col sacrosanto rispetto per le persone con queste tendenze -, già condivisa dai non cristiani Platone (Leggi, 836 B) e Aristotele (Etica Nicomachea, 1148b 24-30), né con la difesa della famiglia, istituto che non abbisogna di «oscuri livelli ultraterreni» – il tocco poetico è di Somma – per essere riconosciuta, ma solo di buon senso e di un po’ di preparazione. Si prenda per esempio il contributo dell’antropologo Claude Lévi-Strauss (1908–2009), che com’è noto non era né un alto prelato né alcuno lo ha mai tacciato di omofobia.

Ebbene, Lévi-Strauss ha potuto osservare che, qualora si decidesse di analizzare «l’immenso repertorio delle società umane su cui, a partire da Erodoto, abbiamo informazioni, tutto quello che», sulla famiglia si potrebbe constatare che questa «è frequentissima», che vi sono solamente società «dove essa sembra mancare» e che, quando si tratta di definire «proprietà invarianti, o caratteri distintivi della famiglia», non seguendo il Vangelo o il Corano ma «sommando le informazioni raccolte – continua l’antropologo – nelle società più disparate», si giunge a queste conclusioni: «1. La famiglia trae origine dal matrimonio; 2 Essa comprende il marito, la moglie, i figli nati dalla loro unione […]; 3 I membri della famiglia sono uniti fra loro da: a) Legami giuridici; b) Diritti ed obbligazioni […] c) Un reticolo preciso di diritti e divieti» (Le regard éloigné, Librairie Plon, Paris 1983).

Prima che qualche geniale redattore di MicroMega ci rinfacci l’esistenza della poligamia o di altri elementi che proverebbero l’esistenza di più “modelli familiari”, osserviamo anzitutto che onnipresenza e universalità della famiglia sono due cose ben distinte – e noi sosteniamo la seconda – e poi che è un fatto che, se da un lato la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo non prevede alcun riconoscimento delle nozze gay, non c’è società – in tutto il pianeta, non solo in Europa – che si sia potuta permettere il lusso di fare a meno della famiglia che avesse le «proprietà invarianti, o caratteri distintivi» ben descritti da Lévi-Strauss: qualcosa dovrebbe dire, questo fatto, anche ai sostenitori del ddl Cirinnà e delle “nuove famiglie”. Torniamo però, adesso, alla domanda rivolta ai lettori di Micromega: Quanto cattolicesimo può permettersi la democrazia? Il quesito avrebbe senso se fosse provata l’incompatibilità fra religione e regime democratico, ma non lo è.

Anzi, appare opportuno, per chi crede nella democrazia, fare i conti con la religione. Prima di tutto perché – con buona pace dei profeti della “morte di Dio”, di mentalità forse troppo eurocentrica – la religione non solo è ancora presente, ma sarà il futuro: oltre l’80% delle persone, infatti, non solamente crede, ma si riconosce pure in una religione o chiesa, mentre gli atei e gli agnostici dichiarati s’aggirano sul 5% (The Global Religious Awakening, ISI Books 2015). Non solo: come nota il filosofo Pierfrancesco Stagi «il tentativo di limitare la religione a un fatto personale e privato è fallito di fronte al protagonismo “civile” della religione nelle moderne società occidentali. La protestantizzazione della religione, la sua “escanazione”, come la definisce Taylor […] sembra oggi aver perso il proprio fascino, anche in quei settori del mondo cattolico che l’avevano entusiasticamente accolta come un segno dei tempi» (trópoj, 2010; 2: p.6).

Si consideri inoltre come la religione – oltre ad essere presente e tutt’altro che estinta – svolge ancora un ruolo prezioso nella misura in cui, a differenza di certo laicismo i cui esponenti non fanno, MicroMega docet, che seminare odio, contribuisce da un lato a irrobustire i legami sociali preservandoli da un individualismo i cui effetti sono tristemente noti e, dall’altro, a conservare quelle “radici valoriali”, per così dire, – a partire, nel caso del Cristianesimo, dal concetto di persona umana – , in assenza delle quali un sistema democratico si troverebbe progressivamente privato dei presupposti etici sui quali si fonda. A meno che non si ritenga la democrazia solo esito del volere della maggioranza o basata su “valori” mutevoli. Chi la pensasse così però dimostrerebbe di non avere a cuore non tanto la religione o il Cristianesimo, ma la stessa democrazia, cinicamente letta come sommatoria transeunte di procedure, come sistema senz’anima.

giulianoguzzo.com

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