rivoluzione

 

 

 

 

 

 

Apprendo da un amico che ieri, sulle seguitissime frequenze di Radio 24, i conduttori non si sarebbero risparmiati un acrobatico paragone fra le decapitazioni dell’ISIS e quelle avvenute grazie a «noi», con ciò intendendo le malefatte dell’Occidente. Ignoro se poi agli ascoltatori sia stato ricordato, ma in effetti è così: anche nella civile Europa la pratica della decapitazione ha conosciuto notevole diffusione, in particolare durante gli anni della Rivoluzione francese, evento storico che nell’immaginario di molti avrebbe spalancato le porte al progresso dell’umanità; al punto che pare non manchino neppure cardinali, oggi, pronti ad indicare nella “mancata Rivoluzione francese” la ragione prima delle difficoltà islamiche di sbarazzarsi del fondamentalismo.

Tuttavia pare vero il contrario, nel senso pare quasi che la Rivoluzione francese, che non a caso partorì il Regime del Terrore, sia stata pioniere dell’ISIS. Sotto molteplici aspetti, a partire dalla distruzione delle opere d’arte: quando infatti ci si scandalizza perché gli uomini del Califfato hanno raso al suolo Nimrud, antica capitale assira, è bene ricordare che fu nella Francia rivoluzionaria e “illuminata” accadde lo stesso: dal 1793 furono distrutti, si calcola, oltre quattrocentotrenta dipinti, mozzate statue, devastate chiese. Una seconda curiosa analogia fra l’ISIS e la Rivoluzione francese si può rintracciare nelle pagine di Women in the Islamic State: Manifesto and Case Study, un documento di trenta pagine condiviso in rete dagli uomini del Califfato nel gennaio di quest’anno.

Ebbene, in questo manifesto, fra le altre cose, si consiglia – per evitare che possano acculturarsi troppo – di far smettere di studiare le donne all’età di quindici anni. Sembra di ritrovare, anche se in versione meno estrema, le idee dell’avvocato Sylvain Marechal (1750-1803), illuminista che non mancò affatto di far sentire la sua voce durante la Rivoluzione francese arrivando, nel 1801, a proporre addirittura un Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere. E c’è da supporre che il disprezzo verso il sesso femminile, in quegli anni, trovasse più di qualche condivisione a giudicare anche dalla fine toccata all’autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791, Olympe De Gouges (1748–1793): decapitata per «per aver dimenticato le virtù che convenivano al suo sesso».

Arriviamo così alle teste mozzate che, più di altri, sembrano il maggiore trait d’union, per così dire, fra l’ISIS e la Francia rivoluzionaria nella quale le condanne a morte furono talmente tante che a Parigi, per rendere l’idea, si arrivò a non sapere più come seppellire i cadaveri, coi cimiteri dai quali colavano rivoli di carne umana in decomposizione. Diciottomila nomi di decapitati durante la Rivoluzione – dei quali i sessantacinque più celebri risultano elencati su Wikipedia – sono stati pazientemente raccolti anche da un programmatore, tale Raymond Combes (cfr. Corriere della Sera, 16.3.2008, p.17), ma è verosimile che il numero totale sia assai superiore. Prima che qualcuno si scandalizzi, è bene precisare che non si sta affatto teorizzando che gli uomini del Califfato siano gli eredi della Rivoluzione francese.

Se non si vuol negare l’evidenza, appaiono però nette le analogie fra disprezzo per arte e dignità femminile da un lato e la passione per le decapitazioni dall’altro sperimentate durante l’epoca rivoluzionaria e quanto, appunto, oggi pratica l’ISIS. Che però, per ragioni misteriose – o forse solo ideologiche -, viene accostato al Medio Evo, fase storica durante la quale non solo non si effettuarono in abbondanza decapitazioni né roghi – specialità, questi, dell’epoca rinascimentale e moderna, specie nelle regioni germaniche e protestanti – ma diverse donne rivestirono ruoli socialmente rilevantissimi e, soprattutto, l’arte prosperò magnificamente, come testimoniano ancora oggi i centri storici delle città europee. Evidenze, queste, che è meglio ricordare sottovoce altrimenti il mito degli orrori medievali si rivela per ciò che è – un cumulo di bugie – e viene il dubbio che l’ISIS, in realtà, ripercorra altre orme.

giulianoguzzo.com

Annunci