rebaldovino

Vale più la poltrona o la coscienza? La condotta di molti, oggi, purtroppo non lascia dubbi. Anche per questo l’esperienza di Re Baldovino (1930-1993) del Belgio merita di essere ricordata: correva l’anno 1989 e le Camere del Belgio avevano approvato un disegno di legge che depenalizzava l’aborto entro le prime dodici settimane di gravidanza e che, pertanto, abbisognava di essere promulgato. Da chi? Dal Re, ovviamente. Che però, da cristiano vero, non poteva mettere il proprio nome su una legge simile. Baldovino non volle sentire ragioni e per poco non si sfiorò la crisi istituzionale, evitata solo grazie ad un compromesso che però, in realtà, non fu compromettente per la coscienza del Re: costui, infatti, venne esautorato dai poteri regali per un giorno in modo tale che fosse lo stesso Parlamento a promulgare, in sua vece, il provvedimento abortista.

Il giorno successivo le Camere riunite ripristinarono la normalità constatando che «l’impossibilità di regnare» di Baldovino aveva avuto fine. «So che agendo così – scrisse il Re al Capo del Governo – non scelgo una strada facile e che rischio di non essere capito da un buon numero di concittadini. Ma è la sola via che in coscienza posso percorrere». Morale della favola la legge sull’aborto venne approvata, ma il Re non mise il proprio nome su quel provvedimento profondamente ingiusto. Il tutto accadde il 4 aprile 1990. Quella fu la data in cui, messo davanti alla scelta fra l’aborto e la corona, Baldovino scelse la coscienza. E’ passato poco più di un quarto di secolo ma, a giudicare dalla disinvoltura con la quale molti politici “cattolici” – che non hanno una corona, ma solo una poltrona – non solo hanno firmato e firmano, ma hanno votato e votano leggi sul divorzio breve, sulla fecondazione extracorporea, sulle unioni civili e chi più ne ha più ne metta, sembrano passati millenni. Purtroppo.

Giuliano Guzzo

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