papafrancesco

Nell’ultimo numero de L’Espresso si dedica ampio spazio alle sfide che attendono Papa Francesco e, anche sul portale web del settimanale, si ricorda che al momento «la morale sessuale della Chiesa respinge la società contemporanea». Una considerazione che da un lato conferma la longevità dei luoghi comuni – un po’ come la scomparsa delle mezze stagioni, anche la presunta sessuofobia della Chiesa resiste al tempo – e, d’altro lato, solleva un dubbio. Il dubbio, pensando all’odierna diffusione dei contraccettivi – e quindi al timore per le possibili conseguenze di un rapporto sessuale naturale -, e all’instabilità relazionale – e quindi alla difficoltà di vivere un rapporto anche sessuale sempre con la stessa persona – e alla diffusione di pratiche come il sesso virtuale (piacere senza contatto fisico) ed utero in affitto (procreazione senza rapporto sessuale), è che sia la «società contemporanea», in realtà, a respingere il sesso, a volerne limitare la portata esistenziale e a tendere a frazionarlo in mille relazioni per poi, di fatto, non viverlo mai fino in fondo. Se n’è accorto il filosofo Fabrice Hadjadj, che ha dichiarato: «Siamo in una situazione in cui sono la Chiesa e i cristiani che si trovano a difendere la carne e il sesso». Ma guai a dirlo ai tanti giornalisti ed intellettuali al servizio del Pensiero Unico: potrebbero improvvisamente accorgersi delle tante stupidaggini scritte negli ultimi anni. E, trattandosi d’una verità, non è detto che la prendano bene.

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