Destrasinistra

Destra e sinistra non esistono più. Morte e sepolte riposano l’una accanto all’altra, presenti oramai solo nelle memoria chi, a destra o a sinistra, ha speso il proprio tempo, militato, magari sognato. Neppure il centro se la passa molto bene, stritolato com’è da logiche bipolari. Politicamente tutto, insomma, sarebbe equivalente: è la tesi figlia di certo grillismo – e prima ancora di certa rassegnazione – secondo cui la sola differenza oggi apprezzabile è quella fra politici onesti e politici disonesti, tra retti e lestofanti. Una tesi di cui ci permettiamo di dubitare per almeno quattro ragioni.

Il non primato dell’onestà

E’ puramente utopico immaginare la fondazione di un “partito degli onesti”. Non perché trasparenza e correttezza non siano valori, intendiamoci, ma perché è purtroppo umano che in qualsivoglia organizzazione – dal circolo della briscola alla Chiesa Cattolica -, si registri la presenza di trasgressori ed inadempienti. Sia chiaro: questo non legittima alcuna forma di indulgenza verso atti disonesti, però aiuta a comprendere come sia del tutto illusorio e demagogico pensare che un dato schieramento politico o peggio ancora una data coalizione possano dare alte lezioni di moralità ed essere immuni dalle cosiddette mele marce. Del resto, se crediamo che l’onestà sia un valore comune rivendicarne l’esclusiva rappresenta anche una contraddizione logica.

La morte della dialettica

La seconda ragione per cui è bene respingere l’ipotesi dell’estinzione di Destra e Sinistra riguarda la possibilità che la dialettica politica muoia. Se infatti ciascun schieramento non è in grado di esprimere e darsi un profilo culturale sulla base di una precisa Weltanschauung, lo stesso confronto politico sfuma: si passa dal comparazione fra proposte allo scontro fra convenienze, da un certo modo di intendere la società a mere somme di ambizioni personali, dalla Politica propriamente detta, fondata sull’interpretazione di valori comuni alla convergenza di interessi soli interessi privati. Dunque Destra e Sinistra non solo – diversamente da quanto talvolta si pensa – non sono categorie che ostacolano il dialogo, ma ne costituiscono fondamentali premesse, almeno in ambito politico.

Fine delle idee

Quando le ideologie scompaiono trascinandosi con loro anche le idee, accade un fenomeno singolare e in parte forse inevitabile ai giorni nostri: la politica subisce un forte processo di personalizzazione dal quale i partiti possono salvarsi assicurandosi un futuro solo se si riconoscono a Destra o a Sinistra, vale a dire in una collocazione ideale prima che parlamentare, di istanze prima che di coalizioni. Senza questo, senza un continuo tentativo di preservare la propria carta d’identità ad un partito – ad ogni partito – non rimane che il passaporto: la libertà cioè di muoversi, di allearsi con chiunque, ma senza la capacità di ricordare al proprio elettorato la propria ragion d’essere e i propri tratti qualificanti. Per questo le idee, e prima ancora le loro fonti, rimangono qualcosa di imprescindibile.

La necessità della rappresentanza

Un’ultima ragione per cui è bene non rinunciare a Destra e Sinistra riguarda la necessità di rappresentanza. Infatti, per quanto la citata fine delle ideologie abbia effettivamente assottigliato le differenze che prima sussistevano all’interno del tessuto sociale, è indubbio come siano sopravvissuti ancora oggi diversi modi di guardare al mondo e alla vita; paradigmi differenti che fra l’altro si accentuano laddove vengono affrontati temi delicati (bioetica, diritti civili, immigrazione ecc.)  e che coinvolgono ampie fasce della società. Questo significa che negare la presenza di Destra e Sinistra – ancorché rimodellate anche terminologicamente sotto le meno divisive qualifiche di Conservatore/Popolare vs Liberale/Progressista – prima che negazione politica è negazione culturale.

Per tutte queste ragioni – e senza negare l’utilità, sia a Destra come a Sinistra, di un’isola moderata e centrista che possa contenere estremismi e favorire eventuali incontri delle due aree politiche (incontri che talvolta possono essere obbligati, specie in fasi emergenziali come quella che sta vivendo l’Italia) – è bene ribadire che l’anima conservatrice e quella progressista non si possono cancellare. Appartengono al dna di ogni popolo e alla necessità, come abbiamo visto, di un confronto autentico, della difesa delle idee e di un’adeguata rappresentanza sociale. Posto che le punte estreme delle ali, si sa, non sono necessarie e, anzi, spesso non superflue, viceversa alle ali, se vuole volare e sollevarsi dal fondo, la Politica non può rinunciare.

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