lanza

Adam Lanza l’ennesimo pazzo? A dare retta alle prime ricostruzioni sulla sua storia e sulla sua personalità, sembrerebbe di sì. Il che, beninteso, nulla toglierebbe all’orrore della strage da lui compiuta – 27 vittime –, ma ci renderebbe spettatori di una tragedia in definitiva anonima, compiuta da un folle senz’alcuna responsabilità ma con troppe pistole. La spiegazione della strage alla scuola elementare di Newtown oscillerebbe dunque tra la psichiatria e la polvere da sparo, tra la scarsità di farmaci e l’abbondanza di armi. Nient’altro che questo. In realtà, le cose sono un po’ più complesse.

Anzitutto perché la follia c’entra sì, ma fino ad un certo punto. «È un gesto folle, forse l’estremo tra i gesti di follia,ma ecco il paradosso: probabilmente il killer non era affatto matto (e fino ad ora non sono stati riferiti segni di patologia mentale). Un paradosso che non stupisce proprio perché oggi, nel tempo presente, si giunge alla follia più estrema partendo dalla normalità. Lo testimonia il caso di Anders Breivik, il killer di Oslo e Utoya, riconosciuto sano di mente. E lo testimonia anche l’analisi retrospettiva degli autori del massacro alla Columbine: anche loro non avevano precedenti psichiatrici», ha affermato al Corriere Vittorino Andreoli, uno che di matti se ne intende.

Ne consegue l’impossibilità – se le cose stanno così – di liquidare, da un lato, Lanza solo come folle; e, d’altro lato, di sentirci esonerati da un interrogativo che all’orrore aggiunge inquietudine: e se alla base di tutto questo vi fossero rabbia e frustrazione? Se la mente di Lanza avesse scelto di compiere il male che ha fatto in odio ad un mondo che detestava, a partire dalla sua famiglia? Sono domande che non fermano le lacrime, ma che vale la pena porsi. Perché – senza nulla togliere alla discutibile disponibilità di armi che c’è in America – rendono la strage di Newtown meno distante e ci ricordano che il Male esiste. E che tutti i nostri sforzi debbono procedere, da subito, nella comune ricerca del suo opposto.

Viceversa ci troveremo, Dio non voglia, a commentare l’ennesima tragedia facendo appello ora alla criminologia ora alla psichiatria. Tutto per nascondere la nostra incapacità di dare affrontare il tema del Male, per la paura di sentirci in qualche modo corresponsabili di un disastro educativo che arma talune menti molto prima e molto più pericolosamente del peggiore revolver. Adam Lanza è un nome che rimarrà indelebile nella memoria di molti statunitensi e non solo, come un orrore passato. Ma il Male che ha compiuto deve rimanere vivo e presente, dobbiamo continuare a seguirne le orme così da combatterlo realmente, senza cercare l’attenuante, quando si manifesterà ancora, di aver creduto che il suo vero nome fosse Follia.